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Parco della Mola e rovine dell’antica città di Monterano

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Di L’Oplita, gruppo escursionistico Tuscia

Escursione del 6 Dicembre 2015 - Parco della Mola (Oriolo) e rovine dell’antica città di Monterano.

Il parco della Mola prende il nome dal vecchio molino, costruito nel 1573 dal feudatario Giorgio Di Santa Croce, fondatore di Oriolo. Il manufatto serviva   per la molitura del grano da farina, sfruttando le acque del fiume Mignone e del fosso Biscione. Il fiume, conosciuto da Enea secondo il poema di Virgilio, allorché l’eroe andò a cercare alleati tra gli Etruschi di Cerveteri e Tarquinia, rappresenta ancora oggi una risorsa ricca di potenzialità idriche. Le acque termominerali conosciute anche dai romani che sfruttavano diverse località della zona sono rappresentate in prevalenza da manifestazioni sulfuree ed emissioni gassose. Quella della Mola è la manifestazione più cospicua riscontrabile nella zona. I fenomeni vulcanici da cui originano sono gli stessi che hanno dato origine alla attuale configurazione morfologica del territorio e alla genesi dei monti della Tolfa. La pittoresca cascata del fiume Mignone è stata utilizzata come set cinematografico per le riprese del premio oscar “Pinocchio” con Roberto Benigni.

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Monterano sorge su un’altura tufacea i cui fianchi dirupano per circa 100 metri su due forre sottostanti formate dal Fiume Mignone a Nord e dal Torrente Bicione a sud e ad est. L’abitato sorge a cavallo tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini nel cuore della Riserva Naturale di Monterano. Proprio per questa particolare posizione la morfologia del paesaggio circostante presenta caratteristiche di entrambe le zone. Infatti si possono riscontare sia caratteristiche calcareo-marmose tipiche dei Monti della Tolfa che tufacee proprie dell’area Sabatina. La collina dove sorgono i ruderi di Monterano, oltre ad essere solcata dalle due citate forre, è disseminata di sepolcreti etruschi, piccole grotte ricoperte da una fitta vegetazione e alcune polle d’acqua ribollenti, testimonianza dell’antica attività vulcanica della zona.

Il punto di partenza della storia di Monterano è da ricercare nel periodo etrusco, tuttavia le uniche testimonianze di questa civiltà sono date dalla presenza di tombe disseminate lungo le propaggini della collina e da un solco artificiale scavato nel tufo, il Cavone, che permetteva una comoda discesa a valle.
Come tutti i centri etruschi, a partire dal II secolo a.C. anche Monterano fu assoggettata ai romani che ne ampliarono la rete viaria e costruirono diverse opere tra cui l’acquedotto. Dal IV secolo d.C., quando l’impero Romano stava progressivamente cadendo sotto la spinta delle invasioni barbariche, anche il territorio monteranese subì la stessa sorte. La dominazione longobarda non fece altro che impoverire ancor di più la popolazione, almeno fino a quando il vescovo cristiano e i residui abitanti della vicina Forum Clodii, esasperati ed impauriti dalle continue scorrerie germaniche, non decisero nei primi anni del 500 di abbandonare le loro terre per trasferirsi a Monterano, in posizione sicuramente più difendibile.
Così l’abitato fu ampliato e munito, oltre che di nuove strade, di solide mura. Questo ripopolamento, insieme al fatto di essere divenuta sede episcopale, portò Manturianum (così era denominata Monterano nel VI secolo d.C.) ad essere nuovamente il centro più importante dell’area Sabatina. Questo status durò fino al X secolo, quando la diocesi fu assunta dalla città di Sutri. L’ultima notizia che abbiamo su un vescovo di Monterano risale infatti al 998. A questo evento seguì una lenta e progressiva decadenza che portò il borgo a contare pochissimi abitanti. Rimasero infatti, oltre al signore del castello e agli amministratori del feudo, alcuni servitori e qualche contadino.
Solo nel XIV secolo Monterano vide una sostanziale ripresa economica, demografica e sociale, ma ormai il centro del potere si era definitivamente spostato alla vicina e più potente Bracciano.
Nel ‘500 il feudo venne acquistato dagli Orsini, che approfittarono del periodo di crisi economica e del contemporaneo affievolirsi delle lotte in seno allo stato pontificio per investire in culture più razionali e redditizie. Ma la vera fioritura del borgo avvenne dopo l’acquisizione del feudo da parte della famiglia Altieri, che aveva come membro insigne Emilio Bonaventura Altieri il quale divenne papa con il nome di Clemente X nel 1670. Grazie alla nuova proprietà il borgo venne arricchito con notevoli costruzioni la cui progettazione fu affidata a Gian Lorenzo Bernini. Vennero così alla luce la Chiesa e il Convento di San Bonaventura, la prospiciente fontana ottagonale e venne ristrutturata la facciata del Palazzo Baronale. Purtroppo questa nuova vitalità artistica non durò a lungo.
Dopo la morte di papa Clemente X Altieri e la scomparsa della forte autorità del primo ministro (della stessa famiglia Altieri), i monteranesi conobbero un altro periodo di grande difficoltà economica e sociale dovuta soprattutto alla confusione e all’instabilità dello stato pontificio. Ma un ben più grave flagello si abbattè nel 1770 sulla cittadella: la malaria, che decimò la popolazione soprattutto quella contadina. Decaduto il potere temporale del papa (siamo nel 1798), Monterano passò sotto la Repubblica Romana, che capitolò l’anno successivo per opera dell’esercito borbonico. Restaurato lo Stato Pontificio, un episodio cruento quanto inaspettato pose fine alla storia di Monterano. L’abitato infatti fu completamente distrutto e incendiato dall’esercito francese per il rifiuto da parte dei monteranesi di macinare il grano dei tolfetani sottomessi agli stessi francesi, quindi venne abbandonata fra il 1799 e il 1800 in seguito al saccheggio da parte delle truppe di Napoleone.

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Le suggestive rovine di Monterano offrono monumenti di rilevante valore architettonico come il Palazzo Baronale, la Chiesa e il Convento di San Bonaventura, costruiti su progetto di Gian Lorenzo Bernini. Sulla Piazza San Bonaventura, prospiciente l’omonima chiesa, si trovano una bellissima fontana a base ottagonale (copia dell’originale salvata durante i primi interventi di restauro del 1956 e collocata in Piazza del Campo a Canale Monterano) e, nei pressi del Palazzo Baronale, la Statua del Leone di opera berniniana (copia dell’originale posta durante i restauri del 1995 e conservata nell’atrio del palazzo comunale di Canale Monterano). Gian Lorenzo Bernini, incaricato dalla famiglia Altieri della sistemazione del Palazzo Baronale, sfruttando le fondamenta rocciose su cui era posta la struttura, costruì alla base della scoscesa parete di sostegno una fontana sulla cui sommità fece porre una statua raffigurante un leone nell’atto di scuotere con una zampa la roccia per farne uscire della purissima acqua. Così il copioso zampillo andava a finire proprio nella vasca della fontana, chiamata “la fontana capricciosa”. Al tempo l’immagine e la fama della famiglia Altieri ne trassero notevoli benefici: agli occhi del popolo la fontana risultava come una generosa elargizione di un servizio atto a soddisfare le esigenze di tutti gli abitanti di Monterano.

La cornice del borgo abbandonato ha offerto un ottimale set a capolavori quali “Ben Hur” con Charlton Heston o film italiani quali “Brancaleone alle Crociate” con Vittorio Gassman e “Il Marchese Del Grillo” con Alberto Sordi. Dinanzi alla chiesa è stata girata la scena de “ Il Marchese del Grillo” in cui il protagonista, accompagnato da un soldato francese suo amico, si imbatte nei briganti di Fra’ Bastiano, il pittoresco prete pugliese scomunicato dal Papa che poi sarebbe stato decapitato a Roma.

Relazione dell’escursione

Il 6-12-15 abbiamo organizzato un’ escursione presso il Parco della Mola e le rovine dell’antica città di Monterano. La visita è iniziata dal Parco della Mola, facilmente raggiungibile dalla cittadina di Oriolo. Parcheggiata l’auto nel piazzale davanti all’ingresso del Parco, si scorge subito un laghetto all’ombra della vegetazione che cresce rigogliosa nella stagione primaverile ed estiva, che è alimentato dal fiume Mignone attraverso una piccola cascata. Risalendo il fiume abbiamo subito documentato la nostra gita con una foto di gruppo posizionandoci a monte della cascata che, per le scarse piogge dell’inverno, non era al pieno della sua portata ma comunque risultava uno spettacolo affascinante. Le acque del fiume, a monte, sembravano quasi immobili, mentre a valle del laghetto, si coloravano di una tinta giallastra, probabilmente per le infiltrazioni di zolfo provenienti dalle pozze che si trovano disseminate lì attorno. Il Parco della Mola, che prende il nome da un vecchio molino appartenente al feudatario Giorgio di Santa Croce fondatore di Oriolo, oggi appare come un edificio restaurato, in prossimità di un paio di pozze di tiepida acqua sulfurea. La presenza di acque termominerali era conosciuta anche ai tempi dei Romani che le sfruttavano in diverse località della zona. Completato il giro del Parco ci siamo poi diretti con le auto verso l’antica città di Monterano, a pochi minuti di distanza.
Per arrivare sulla collina, dove sorgono i ruderi della città, abbiamo seguito un sentiero di scalinate in salita immerso nella vegetazione che permette di scorgere, mano a mano che si sale, il suggestivo paesaggio circostante caratterizzato da forre e grotte disseminate nella roccia. Una volta arrivati in cima al percorso abbiamo optato per rifocillarci con la pausa pranzo che, durante le nostre escursioni, costituisce un bel momento di aggregazione e convivialità. Conclusa la pausa, abbiamo visitato la chiesa di San Bonaventura, maestosa e suggestiva anche per la vegetazione cresciuta in mezzo alle sue rovine. Scattata un’altra foto di gruppo dietro alla bandiera de L’Oplita, ci siamo incamminati verso l’abitato di origine etrusca, poi popolato dal dominio longobardo e successivamente dagli abitanti della vicina Forum Clodii che, impauriti dalle scorrerie germaniche, vi si trasferirono per esigenze di difesa. Dopo l’assunzione del controllo della città da parte del vescovo di Monterano ed un periodo di progressiva decadenza e penuria di abitanti, nel 1600 l’insediamento conobbe un periodo di splendore di cui si possono notare le testimonianze. La famiglia Altieri, acquisito il feudo, arricchì infatti il borgo con notevoli costruzioni quali la Chiesa ed il Convento di San Bonaventura, la Statua del Leone di stampo berniniano e curò la ristrutturazione della facciata del Palazzo Baronale. Questi sontuosi esempi architettonici rendono l’insediamento un vero gioiello immerso nella natura.

Un ringraziamento va a tutti i presenti all’ escursione che hanno partecipato con entusiasmo e curiosità e che rendono divertente ogni occasione di riscoperta e valorizzazione del nostro territorio.

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