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Tesori d’Etruria: Il bosco delle Valli tra natura e archeologia

| 2 commenti

di Andrea Urbani

Il territorio dell’Etruria nasconde nei suo meandri dei tesori naturali, storici ed archeologici degni di nota ma che molto spesso sono sconosciuti ai più e talvolta abbandonati a se stessi. Uno di questi è sicuramente il Bosco delle Valli che lo si può considerare un “monumento naturale” per via della conservazione quasi intatta del suo ambiente.

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Si trova nel territorio di Vetralla ,in provincia di Viterbo, nell’Etruria meridionale, o meglio conosciuta come Tuscia. Si estende su un territorio sub-pianeggiante a ridosso dei due piccoli centri abitati di La Pietrara e di Le Valli, due frazioni di Vetralla, ma anche a poca distanza dal piccolo centro di Villa San Giovanni in Tuscia. E’ facilmente raggiungibile dalla strada Cassia che collega Roma a Viterbo perchè una volta giunti a Cura di Vetralla si può svoltare per la strada provinciale Blerana e dopo pochi chilometri, subito dopo la frazione di La Pietrara, la strada “entra” in un’area boschiva e questa è la nostra destinazione.

Il Bosco delle Valli si presenta come un fittissimo bosco di querce, prevalentemente cerri, che si estende su ambo i lati della strada anche se la parte sinistra è quella più estesa ed interessante. Colpisce subito agli occhi la presenza di una graziosa chiesetta immersa nel bosco ma poco lontana dalla strada, che sorge nella parte destra del bosco. E’ la Chiesa della Madonna della Folgore, la cui fondazione è legata ad un episodio miracoloso: nell’Agosto del 1955 un drappello di lancieri di Montebello, accampati nel bosco, durante un temporale si rifugiò sotto una grande quercia che venne colpita da un fulmine. Miracolosamente i soldati rimasero indenni e per questo resero grazie alla Vergine. Successivamente fu eretta un’edicola dedicata alla Madonna della Folgore, cui seguì la costruzione della chiesa consacrata nel 1967.

Il Bosco delle Valli presenta numerosi sentieri percorribili a piedi grazie ai quali si può entrare nel cuore della “foresta” e apprezzare l’ambiente naturale al suo interno. Oltre ai citati cerri ci sono altre specie arboree (acero, nocciolo, carpino etc) ed nel sottobosco sono presenti soprattutto il pungitopo e l’ortica ma anche altre specie. Il territorio sub-pianeggiante facilita il ristagno delle acque meteoriche per lungo tempo creando dei piccolissimi laghetti che volgarmente vengono chiamate “troscie”.

Per via della sua estensione il bosco crea un microclima particolare al suo interno che si distacca un po’ da quello delle campagne circostanti. D’estate infatti funge da azione mitigatrice della calura estiva mentre in inverno blocca i rigori del freddo ostacolando brinate e/gelate.

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Negli ultimi anni il Bosco delle Valli ha assunto una certa importanza dal punto di vista archeologico per via del ritrovamento di reperti etrusco-romani nella primavera del 2006. Si tratta della scoperta di un Santuario di origine etrusco-romana che fino ad allora era sconosciuto in bibliografia archeologica, al cui interno è stata ritrovata la statua di culto di Demetra-Vei-Cerere. La statua, in ottime condizioni di conservazione, è stata rinvenuta all’interno di una cella della grotta che nei tempi passati è stata utilizzata come semplice ovile. La dea si identifica nella Demetra dei Greci, assimilata dagli Etruschi alla deaVei, che fu venerata dai Romani come Cerere.

Oltre all’eccezionale e recente ritrovamento archeologico tutta l’area presenta delle tracce delle precedenti civiltà, etrusca in primis. Il sito presenta ancora l’antico tracciato viario di collegamento verso l’area sacra, infatti restano ancora molto evidenti i segni della tipica viabilità etrusca nelle tagliate che si possono ammirare ancor oggi. L’area è stata utilizzata nel corso dei secoli come cava di peperino, da cui la denominazione di “Pietrara” del piccolo centro abitato sopra citato, ed i segni di questa attività si possono vedere ancora ai nostri giorni scorgendo i resti di tagli di cava presenti nella zona.

2 commenti

  1. Avevano la ricchezza dei boschi; ma qui gli Etruschi non operarono in modo molto intelligente. La Toscana era disseminata di immense foreste d’alto fusto. Furono saccheggiate senza alcun ritegno per far fronte alle richieste di legname navale e domestico; ancora oggi possibile notare gli effetti di questo spogliamento massiccio e indiscriminato cui furono sottoposte le colline dell’Etruria; dei ricchi boschi celebrati nell’antichit resta ben poco.

    • Le varie civiltà che si sono succedute sul nostro territorio nel corso dei secoli, a partire dagli Etruschi ma anche prima, hanno profondamente inciso su di esso cambiandone il volto. Il patrimonio boschivo, primo fra tutti, ha subito una continua e radicale modifica ed oggigiorno delle antiche foreste ne rimane ben poco. Quello che oggi ci è rimasto ed è arrivato intatto sino a noi, è nostro dovere conservarlo e fruirne in maniera intelligente.

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