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Il Monte Soratte

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Alla scoperta del territorio della Tuscia romana: il monte Soratte

 Di nicholas Fanicchia

Monte Soratte 16 Novembre 2018 – Provenendo da nord sulla Cassia Cimina o dagli alti palazzi di Roma Nord si riesce soltanto a scorgere all’orizzonte, spesso avvolto dalle classiche nebbie della zona falisca, ma percorrendo la Via Flaminia ambo i sensi si staglia davanti agli occhi come un muro maestoso: è il Monte Soratte.

Il Monte Soratte

La sagome inconfondibile del Monte Soratte. Fonte immagine: Luca Bellincioni

Il Soratte è un rilievo alto 691 m.s.l.m. con pianta ellissoidica il cui asse ha direzione NW – SE, che rappresenta l’ultimo lembo elevato in quella zona pianeggiante del Lazio meglio conosciuta come Tuscia Romana. Il profilo orografico è caratterizzato dai pittoreschi sei picchi, il più alto dei quali ospita i resti di un antico monastero abitato in tempi remoti dall’eremita San Silvestro, da dove è possibile godere di una vista favolosa a 360° su un ampio spettro del territorio viterbese e non solo: i Monti Cimini, il lago di Bracciano, la Capitale, i Castelli Romani, gli Appennini e il Tevere. Inutile dire che una scampagnata sulla cima racconta più di mille parole! Il fatto di avere una così vasta visibilità, però, non è casuale: bisogna infatti andare a ricercare la sua storia geologica per comprenderlo. Se ora appare come un’isola terrestre nella valle del Tevere, in tempi remoti fu, infatti, una vera e propria isola del mare, quando nel corso del Pliocene tutte le zone circostanti vennero invase dalle acque marine (circa 5 milioni di anni fa). Questo perché il Soratte è un massiccio calcareo, la cui struttura è costituita da una serie di scaglie tettoniche sovrapposte, che pian piano si sono accumulate le une sulle altre e hanno dato origine alla particolare forma che oggi vediamo. Queste strutture, quindi, costituiscono uno stacco morfologico molto netto e caratteristico rispetto alle zone circostanti.

Il Monte Soratte

Vista panoramica salendo verso la cima. Fonte immagine: Luca Cavallari

Se la natura calcarea l’ha relegato ad isola nel passato remoto, non possiamo dire lo stesso nel futuro prossimo: tutta l’area è infatti soggetta ad una forte erosione carsica sotterranea, con formazione di cavità e grotte, meglio conosciute come “meri”. I meri sono una serie di ipogei collegate tra loro, che affiorano in superficie creando dei veri e propri tubi verticali alti svariate decine di metri. Il più distintivo è il Mero di Santa Lucia, profondo complessivamente 115 metri. Fu scoperto nel 1967 nel corso dei lavori di estrazione di una cava che ne hanno causato il crollo della volta, portando alla luce il più grande ambiente naturale sotterraneo del Lazio.

Il Monte Soratte, Il mero di Santa Lucia

Il mero di Santa Lucia. Fonte immagine: Luca Cavallari

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