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Previsioni breve termine

5 agosto 2017 di Cemer | 0 commenti

AVVISO AGLI UTENTI: il servizio di previsioni grafiche verrà ripreso regolarmente da Settembre

Domenica 20 Agosto: cieli sereni ovunque, aria più secca in arrivo da nord-est, temperature in diminuzione sulle colline, stazionarie al piano. Venti di grecale sostenuti dal pomeriggio

Lunedì 21 Agosto: giornata fresca con ventilazione da nord-est e temperature in calo sia nei valori minimi che massimi

Martedì 22 Agosto: ancora stabile e soleggiato, calo dei venti, temperature in aumento nei valori massimi, in diminuzione nei valori minimi in pianura e nelle valli

 

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1 agosto 2017
di Cemer
0 commenti

Ondata di caldo 31 Luglio – (data da destinarsi) Agosto 2017: genesi ed evoluzione di un evento estremo in atto

Buongiorno a tutti, ieri ha avuto ufficialmente di inizio una delle avvezioni calde più potenti degli ultimi anni. I suoi effetti al suolo sono ancora tutti da valutare poiché il picco sarà raggiunto tra domani (mercoledì 2 Agosto) e venerdì 4 Agosto.

Tuttavia si può già dire che l’entità dell’aria calda in quota è di quelle storiche che di certo non si verificano tutti gli anni: storica per intensità e storica per la probabile (da verificare) durata.

Qui nell’immagine il dettaglio su scala italiana delle impressionanti temperature alla quota di circa 1500 m in libera atmosfera che dovrebbero raggiungersi nel picco dell’ondata di calore.

gfs 850 dett Italia 2 Agosto

Ma cosa sta accadendo?

Un’enorme massa di aria calda dal Sahara occidentale (algerino – marocchino) si è progressivamente spostata verso est-nordest sospinta da un flusso umido atlantico che sta seguendo la stessa direttrice sud-ovest nord-est ma a latitudini più elevate (dal medio-atlantico verso il Regno Unito il Belgio e la Germania settentrionale).

 

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24 giugno 2017
di Cemer
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Perché le nubi mantengono la loro forma?

Di Claudio Giulianelli

Solitamente, quando guardiamo una nuvola muoversi in cielo,quella riesce a muoversi per chilometri mantenendo la propria forma o subendo solo modifiche al bordo. Si pensi per esempio alle stratificazioni, nubi in grado di percorrere anche molte centinaia di chilometri senza subire modifiche, ma anche ai classici cumuli di bel tempo che vediamo in giornate di tramontana. I cumulonembi non rispecchiano questa proprietà, ma la spiegazione al fenomeno è la stessa. L’atmosfera è un sistema fisico molto instabile, basta fare un passo per generare turbolenze attorno a sè e moti caotici. Si pensi al moto dei granelli di polvere quando si crea uno spostamento d’aria camminando. Ma allora, come fanno le nubi a rimanere pressoché intatte nel loro tragitto?

image5                                                      image4

Per rispondere a questa domanda faremo ricorso ad un operatore matematico chiamato divergenza, ma intuitivamente molto pratico e in grado di spiegare alcuni fenomeni senza entrare nel dettaglio analitico.

Immaginiamo la nostra nube in cielo ad un certo istante. Immaginiamo di porre davanti a lei un cubo in cui deve entrare e uscire. Se la nube esce esattamente uguale a prima,significa che tutto ciò che è entrato è uscito dalla scatola con la stessa velocità iniziale. Se così non fosse,significa che qualcosa dentro la scatola è cambiato,per esempio dentro la scatola qualcosa potrebbe aver spinto la nube o parte di essa,deformandola. In tal caso,la variazione della velocità tra quando la nube esce dalla scatola e quando entra si chiama divergenza. La divergenza dunque sta ad indicare che dentro la scatola c’è qualcosa che cambia il moto della nube,ossia una sorgente di energia. Dato che, come abbiamo osservato, la nube rimane intatta al passaggio dentro la scatola, dentro questa non ci sono sorgenti e la divergenza è nulla. Divergenza nulla dunque significa che se una certa quantità di materia entra nella scatola, esattamente quella deve riuscire dall’altra parte secondo un moto ordinato.

image2 Continua a leggere →

Lago di Bracciano

22 giugno 2017
di Cemer
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Siccità 2017: pluviometria e criticità a Viterbo e Roma

Eccezionale siccità sull’intera penisola: il caso di Roma

di Riccardo Felli

ROMA, 22 giugno 2017 - “Anno bisesto, anno funesto” recita un popolare proverbio, a voler sottolineare l’attitudine della natura a ripetersi con cicli più o meno regolari, nel bene o nel male.
Un anno bisestile in realtà ce lo eravamo appena lasciati alle spalle quando per l’Italia si apriva una lunga pagina meteorologica fatta di anomalie termiche e pluviometriche.

In questi primi 6 mesi del 2017 la penisola è stata bersaglio costante delle stravaganze del clima: ricordiamo la lunga e feroce ondata di freddo che colpì per 15 giorni lo stivale, a partire dall’Epifania, con eccezionali nevicate sull’Appennino centrale, causa della slavina che travolse l’Hotel Rigopiano.

Sono cronaca di queste settimane, invece, le temperature elevate che hanno fatto esplodere la stagione estiva già dalla seconda metà del mese di maggio con valori di parecchi gradi al di sopra delle medie del periodo, i fiumi in secca e i laghi al di sotto dello zero idrometrico.

Se da una parte è lecito attendersi delle annate nelle quali l’escursione termica tra inverno ed estate è più elevata di altre, quel che lascia sgomento e preoccupazione è prendere atto, dati alla mano, di una costante che da mesi non sta dando tregua: l’assoluta scarsità di precipitazioni.

Per renderci conto della portata degli effetti su scala nazionale è sufficiente mettere a confronto un’immagine satellitare della penisola scattata nel giugno 2016 con una di qualche giorno fa:

Italia - Satellite giugno 2016

Italia – Satellite giugno 2016

Italia - Satellite giugno 2017

Italia – Satellite giugno 2017

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1bis

10 marzo 2017
di Cemer
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Misure meteorologiche: euleriane o lagrangiane?

Di Claudio Giulianelli

Vi siete mai chiesti, per chi possiede strumentazione meteo, (anche un semplice termometro a mercurio), come sia più giusto misurare i parametri atmosferici? Solitamente chi possiede una strumentazione meteo, esegue le misure da posizione fissa, ossia le misure prese dagli strumenti variano soltanto col tempo. Questo tipo di misura è detto euleriana. Se invece fate sì che la vostra strumentazione possa essere trasportata dalle correnti (anche se,come si immagina facilmente, questo non è il caso delle nostre stazioni meteo), la misura viene detta lagrangiana.

images                                1bis

Quando conviene utilizzare l’una o l’altra?
Come detto sopra, solitamente usiamo misure di tipo euleriano. Per lo studio dei moti fluidodinamici degli oceani e dell’atmosfera però, non rappresenta il massimo, in quanto una misura euleriana ci aiuta a ricostruire un campo vettoriale, quello della velocità del vento (ossia in ogni punto associa un’intensità e direzione del vento), solo però dove sono presenti stazioni,lasciando dunque molte aree effettivamente scoperte. Continua a leggere →