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Previsioni breve termine

mercoledì 12 dicembre 2018 di Cemer - Centro Meteo per l'Etruria e Roma | 0 commenti

Venerdì 14 Dicembre 2018

Nuvoloso o coperto, con piogge diffuse e insistenti per gran parte della giornata. Non assisteremmo a precipitazioni nevose sui nostri rilievi a causa del riscaldamento in quota, eccezion fatta per l’Amiata ove le precipitazioni potranno risultare nevose dai 1500 metri di quota.  Ventilazione moderata nord-orientale. Mari mossi.

Sabato 15 Dicembre 2018

Le ultime nubi verranno spazzate via da una tramontana sempre più intensa sin dalle prime ore della notte. I cieli permarranno sereni durante tutto il giorno, al più poche nubi si addosseranno alle zone orientali. Venti molto forti, localmente burrascosi sulla Tuscia, Lago di Bolsena e Monti Cimini in particolare. Le temperature subiranno un calo sensibile a tutte le quote.

 Previsione 14.12.2018  Schermata 2018-12-14 alle 08.12.52

I Medicanes, piccoli cicloni nel cuore del Mediterraneo

lunedì 10 dicembre 2018
di Cemer - Centro Meteo per l'Etruria e Roma
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I Medicanes, piccoli cicloni nel cuore del Mediterraneo

Scopriamo cosa sono e dove si formano i Medicanes, piccoli cicloni nel cuore del Mediterraneo

di Dario Hourngir

Roma, 10 Dicembre 2018 – Analizzando quelli che sono i bacini più perturbati e “turbolenti” del mondo, il mar Mediterraneo ricopre sicuramente un ruolo di primo piano, classificandosi come uno dei più ciclogenici di tutto il globo. Questa caratteristica in qualche modo è legata a quelli che sono gli aspetti principali che lo contraddistinguono, ovvero è una zona di interazione tra masse d’aria dalle caratteristiche differenti, oltre al fatto che è un mare caldo, con temperature superficiali che a fine estate/inizio autunno spesso si approssimano a valori intorno ai 26-28 gradi centigradi (con picchi che negli ultimi anni, a causa della temperatura dell’aria più alta, tendono a raggiungere localmente i 30 gradi in alcune aree nel periodo tardo estivo). Proprio per questi motivi, tale bacino spesso partorisce numerose basse pressioni, alcune delle quali possono risultare particolarmente intense, sia in termini di precipitazioni che in termini di vento, portando talvolta numerosi danni sui tratti di costa esposti, alcuni dei quali sono densamente abitati. Alcune di queste depressioni, in particolare, possono assumere caratteristiche anomale in circostanze specifiche, divenendo simili a come generalmente sono gli uragani atlantici: tali perturbazioni prendono il nome di Medicanes (tradotto, uragani mediterranei), o TLCs, che sta per tropical-like-cyclones. Queste strutture sono decisamente non comuni e anomale nei nostri bacini, ma sono più frequenti di quanto si possa immaginare, con una media di circa 1,6 Medicanes all’anno; l’attenzione su di essi si è sviluppata a partire dagli anni ’80, ed è stata necessaria un’attenta analisi per andare ad individuare quali tra quelle prese in esame potesse essere considerata una struttura depressionaria simil-tropicale, e quali potessero essere, dunque, i parametri meteorologici per poter catalogare una depressione come TLC, distinguendola da quelle normali che comunemente investono le Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo.

Immagine satellitare del Medicane Qendresa del Novembre 2014.

Immagine satellitare del Medicane Qendresa del Novembre 2014. Fonte eumetsat

Da un attento studio, basandosi sui lavori del passato, si possono elencare gli elementi cardine che contraddistinguono tali strutture. La presenza di un “occhio” in prossimità del minimo come gli uragani è sicuramente la prima cosa che si nota osservandolo da satellite, anche se spesso accade che tale area non sia ben visibile per via di nubi stratiformi che la coprono: in generale, esso è caratterizzato da una calma di vento e assenza di precipitazioni. Sempre in quest’area del minimo di pressione è presente un “cuore caldo” (warm core), dovuto ad un rilascio di calore latente del vapor d’acqua durante la convezione, che porta in qualche modo la struttura ad autosostenersi in termini energetici: questo se vogliamo è l’aspetto che più di ogni altro distingue il Medicane da ogni altra area depressionaria che presenta invece un “cuore freddo”. Il tutto con una struttura di tipo barotropico anziché baroclino, dove la seconda è tipica delle latitudini temperate come le nostre e con velocità del vento orizzontale che varia con la quota (wind shear non trascurabile), mentre la prima è tipica invece delle zone tropicali, con una struttura che si muove in sinergia alle varie quote, a causa del minor gradiente verticale del vento (wind shear basso) che quindi la rende più stabile e compatta alle varie quote. Queste caratteristiche definiscono a grandi linee un TLC mediterraneo, attorno al cui minimo ruotano nubi e precipitazioni intense, con la tipica struttura a spirale degli uragani, e con venti le cui raffiche rientrano generalmente nella categoria 1 della scala di Saffir-Simpson, la quale viene presa in esame per dare un’idea della potenza delle tempeste: si parla quindi di venti che possono raggiungere raffiche anche oltre i 120 km/h nelle zone più in prossimità del minimo di pressione (per via dell’enorme gradiente barico nel raggio di poche decine di km), il quale può arrivare anche a valori bassi dell’ordine di 990 o meno hPa. A titolo di esempio, si cita il Medicane Qendresa formatosi tra il 7 e l’8 novembre 2014 tra la Sicilia e la Tunisia, il quale ha poi investito le isole di Lampedusa, Pantelleria e Malta, qui con un valore di pressione minimo di 985 hPa e con raffiche di vento oltre i 130 km/h, piegando la traiettoria successivamente verso nord, prima di cambiarla improvvisamente in direzione della Sicilia orientale, investendo le zone meridionali di Catania e provincia, prima di placarsi e dissolversi definitivamente. Continua a leggere →

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venerdì 30 novembre 2018
di Cemer - Centro Meteo per l'Etruria e Roma
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Un’ ipotesi di studio sulla nebbia alla luce di una review sulla troposfera

Un’ ipotesi di studio sulla nebbia alla luce di una review sulla troposfera

Di Giulio Lorenzini

Parma, 30 Novembre 2018 - ABSTRACT

Una review sullo stato della troposfera precede l’esame di un’ipotesi originale sulla struttura della nebbia. Ci sembra che il fenomeno meteorico “nebbia” sia spesso affrontato con un eccesso di semplificazioni e forse di empirismo. Per esempio la distinzione di una nebbia da irradiazione, di un’altra da avvezione ed infine di una orografica non allude a diversi meccanismi eziologici ma alle circostanze che accompagnano l’unico e solo meccanismo causativo che è il condensarsi del vapore acqueo attorno ad un nucleo costituito da un granulo di pulviscolo o, più probabilmente, attorno a qualche grosso frammento minerale od organico, in quest’ultimo caso di origine animale o vegetale. Non ci pare sufficientemente spiegata l’identificazione della nebbia con una nuvola di bassa quota. Ci pare logico pensare che la struttura della nebbia non sia come quella delle nuvole fatta di gocce d’acqua di condensa accostate tra loro e dove, per la loro sfericità, gli elettroliti si dispongono al centro della sfera, aumentandone la tensione superficiale, mentre i corpi organici idrosolubili si dispongono alla periferia, riducendone la tensione superficiale. L’acqua di condensa della nebbia che si raccoglie attorno ai frustoli grossolani di natura minerale ed organica non si dispone più come una sfera attorno ad un nucleo puntiforme, bensì come dei veli che disegnano figure geometriche poliedriche dal volume molto più grande, capace di accogliere più elettroliti e più corpi organici idrosolubili, disponendoli in modo omogeneo e quindi senza modifiche della tensione superficiale. Infine troverebbe più convincente giustificazione la storicità della topografia delle nebbie, che dipende dal persistere di pulviscolo abbondante e grossolano in alcune zone poco ventilate e fredde, che non ha subito particolari incrementi o delocalizzazioni per le attività antropiche, notoriamente produttrici di un pulviscolo piccolo e pressoché puntiforme, non adatto quindi a generare strutture solide nell’acqua di condensa. E’ necessario pensare ad un’altra geometria dei liquidi di deposito nella nebbia, a cui non è estranea la fase particellare dell’aerosol primario che, alle basse quote, è più grossolana in quanto costituita da corpuscoli minerali aggregati, frammenti vegetali o animali galleggianti nell’aria bassa, erbe o pianticelle radicate al suolo. In effetti una struttura mista, in parte sferica ed in parte poliedrica, può accogliere una maggior quantità di soluti senza riduzioni della tensione superficiale tali da causarne il dissolvimento: inoltre il maggior ancoraggio al suolo e la maggior coesione ad un reticolo di supporto può spiegare la longevità della nebbia per maggior resistenza ai venti.

L’ATMOSFERA L’atmosfera è un involucro composto da una fase aeriforme (gas e vapori) ed una fase particellare (gocce liquide e corpuscoli solidi minerali-organici) dello spessore di 36000 km che la Terra si trascina dietro nei suoi movimenti di rotazione e traslazione [3, 4, 12], ma quella parte che interessa i fenomeni meteorici relativi alla presenza di acqua, è la troposfera.

LA TROPOSFERA Essa ha lo spessore di 12 km dal livello del mare, la sua composizione chimica è costante, la sua temperatura passa dai +15 ai -60°C, la sua pressione barometrica dai 760 mm Hg non scende sotto i 70 mm Hg, la sua densità decresce da 1,2 a 0,2 kg/m3 [3, 4, 12]. La troposfera è la sola a contenere anche acqua nei suoi tre stati fisici: vapore – liquido (acqua di condensa) – solido (cristalli di ghiaccio), in attivo scambio tra loro e solo in parte destinati a pervenire al suolo sotto forma liquida (pioggia, rugiada) o solida (neve, grandine, brina) [1, 3, 4, 12]. La maggior parte dell’acqua rimane invece sospesa nell’aria sotto forma di vapore invisibile, di liquido (le nubi, la nebbia), di solido (i cirri), perché di peso irrisorio.

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Figura 1. Fenomeni meteorici legati ai passaggi di stato fisico dell’acqua troposferica

L’instabilità dello stato fisico dell’acqua troposferica è dovuta, nell’ordine, alle variazioni del suo contenuto di particelle pulviscolari (minerali ed organiche, queste ultime di natura vegetale ed animale), della sua temperatura e del suo grado d’umidità alle diverse quote: in ogni momento però i rapporti di queste grandezze possono essere sovvertiti dalla presenza dei venti (locali o sistemici) [3, 4, 12]. Nella fig.1 abbiamo cercato di rappresentare i fenomeni meteorici conseguenti all’instabilità dello stato fisico dell’acqua troposferica. Continua a leggere →

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domenica 18 novembre 2018
di Cemer - Centro Meteo per l'Etruria e Roma
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Il Monte Soratte

Alla scoperta del territorio della Tuscia romana: il monte Soratte

 Di nicholas Fanicchia

Monte Soratte 16 Novembre 2018 – Provenendo da nord sulla Cassia Cimina o dagli alti palazzi di Roma Nord si riesce soltanto a scorgere all’orizzonte, spesso avvolto dalle classiche nebbie della zona falisca, ma percorrendo la Via Flaminia ambo i sensi si staglia davanti agli occhi come un muro maestoso: è il Monte Soratte.

Il Monte Soratte

La sagome inconfondibile del Monte Soratte. Fonte immagine: Luca Bellincioni

Il Soratte è un rilievo alto 691 m.s.l.m. con pianta ellissoidica il cui asse ha direzione NW – SE, che rappresenta l’ultimo lembo elevato in quella zona pianeggiante del Lazio meglio conosciuta come Tuscia Romana. Il profilo orografico è caratterizzato dai pittoreschi sei picchi, il più alto dei quali ospita i resti di un antico monastero abitato in tempi remoti dall’eremita San Silvestro, da dove è possibile godere di una vista favolosa a 360° su un ampio spettro del territorio viterbese e non solo: i Monti Cimini, il lago di Bracciano, la Capitale, i Castelli Romani, gli Appennini e il Tevere. Inutile dire che una scampagnata sulla cima racconta più di mille parole! Il fatto di avere una così vasta visibilità, però, non è casuale: bisogna infatti andare a ricercare la sua storia geologica per comprenderlo. Se ora appare come un’isola terrestre nella valle del Tevere, in tempi remoti fu, infatti, una vera e propria isola del mare, quando nel corso del Pliocene tutte le zone circostanti vennero invase dalle acque marine (circa 5 milioni di anni fa). Questo perché il Soratte è un massiccio calcareo, la cui struttura è costituita da una serie di scaglie tettoniche sovrapposte, che pian piano si sono accumulate le une sulle altre e hanno dato origine alla particolare forma che oggi vediamo. Queste strutture, quindi, costituiscono uno stacco morfologico molto netto e caratteristico rispetto alle zone circostanti. Continua a leggere →

L'autunno a Corchiano. Le caratteristiche della stagione autunnale nella cittadina Falisca.

lunedì 5 novembre 2018
di Cemer - Centro Meteo per l'Etruria e Roma
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L’autunno a Corchiano

Le caratteristiche della stagione autunnale nella cittadina Falisca

Di Andrea Magrini

Corchiano, 5 Novembre 2018 – L’autunno, stagione di passaggio dall’estate all’inverno, ha molti aspetti e peculiarità tipiche, che vanno ben oltre il mero essere di “intermezzo” tra i due trimestri caldo-freddo. Etimologicamente, questa parola deriva dal verbo latino augere, significato arricchire, aumentare, che nella forma del participio passato e con l’aggiunta della desinenza di derivazione greca mnus, vanno a comporre il termine autumnus; quindi, contrariamente a quanto si immagina, questa stagione segna la ricchezza della terra, del raccolto con i frutti tipici delle nostre zone; nocciole, uva, castagne ed olive in rigoroso ordine di raccolto temporale.

L'autunno a Corchiano.Le caratteristiche della stagione autunnale nella cittadina Falisca

L’autunno a Corchiano. Le caratteristiche della stagione autunnale nella cittadina Falisca

Dopo questa premessa, vediamo dal punto di vista meteorologico le caratteristiche e più nello specifico, come si presenta l’autunno a Corchiano.
Solitamente, dopo la lunga calura estiva, intervallata quasi esclusivamente dai temporali pomeridiani di calore, che come ogni annata, più o meno intensamente e frequentemente caratterizzano la stagione estiva, intorno alla metà di settembre, assistiamo all’arrivo delle prime pertubazioni atlantiche “la balena” in gergo meteo, la quale con il proprio carico di umidità, favorisce giornate contraddistinte da piogge moderate, costanti, la cosiddetta pioggia che “penetra e fa bene ai terreni”.
Nel nostro comprensorio tali condizioni meteo si verificano quasi esclusivamente con venti che soffiano dai quadranti sud-sud/est, ovvero ostro e scirocco, mentre con i venti di direzione ovest-sud ovest si raccolgono, in termini precipitativi, molti meno mm rispetto ad altri paesi “vicini” come Ronciglione, Caprarola, giusto per citarne alcuni. Continua a leggere →